Fosse il Sol, che sarebbe tramontatoComunque,e il suo esser tra quelle di poiStelle solo una; o il peregrinarTra molte mete diverse, alcuneFino a notte (fonda), ormai non piùMadre dei sogni e nonna della vitaMa compagna accondiscendente dellaTurbata voglia di finire mai,senza che il buio ormai non piùscuro, ma arancione, riesca adarginare il flusso del tempo, comeinvece accadeva in passato grazieai dimenticati sogni, che infrale coltri chiudevano un giorno,disserrandone uno nuovo mai primaveduto, simili a tante diversechiavi, ognuna perfetta solo conla proprio porta, tutto in un versomi ha ciò fatto capir dover mettere.
Scrissi questa poesia un giorno di fine inverno, quando, girando in bicicletta all'imbrunire per le vie del centro di Milano, rimasi piuttosto colpito dai colori che il Sole riusciva a proiettare sui palazzi della città, moltitudine di espressioni di idee diverse di uomini diversi. Nonostante l'inevitabile eterogeneità della prima impressione, queste cose così disparate sembravano sotto sotto celare un unico significato, nemmeno troppo nascosto, a volerlo cercare solo un po'...
L'unico problema che ho avuto fu che questo significato implorante di essere manifestato necessitava un'unità di rappresentazione: sembrava mi chiedesse di essere messo in un unico verso. Ma per me, finito, un solo verso non bastava... Ci siamo un po' combattuti, ecco.
P.S.: l'ho scritta a fine inverno, dicevo. Scusandomi (?) per il ritardo, penso che riproporla ora, al termine dell'estate, posso almeno rievocare qualche suggestione...
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